Covid Termoscanner

Su uno degli ultimi numeri del settimanale Panorama mi sono occupato dei rischi che corrono le aziende acquistando prodotti tech offerti dal mercato.

In seguito all’emergenza Covid-19 sono comparsi dispositivi che rilevano a distanza dati biometrici e hanno la possibilità del riconoscimento facciale. Per uscire dalla fase di confinamento il governo e i sindacati hanno prodotto un protocollo che regola le misure anti epidemia da applicare negli ambienti di lavoro. E tra queste c’è la rilevazione dell’eventuale stato febbrile.

I kit sono spuntati come funghi: ci sono quelli da installare agli ingressi, dotati di congegni che controllano la temperatura corporea e misurano anche la distanza tra le persone in entrata; ce ne sono altri che addirittura possono rilevare chi non è dotato di mascherina, emettendo, è spiegato nella brochure di una azienda che lo propone, anche un allarme acustico.

Nell’illustrazione si sostiene che «memorizza automaticamente i volti, consentendo un eventuale controllo in un secondo momento». Lo strumento, infatti, permette di registrare i dati: «È possibile creare un database con oltre 15 mila volti», con tanto di «white list e black list». E, infine, è così pratico che il datore di lavoro può accedervi da qualsiasi dispositivo: la «gestione delle funzioni base», spiega l’azienda, è possibile «tramite app con connessione cloud».

Insomma, memorizza i dati dove nessuno può garantire al cento per cento una conservazione in sicurezza: sul web. Altre aziende propongono il dispositivo per l’uso in ospedali, fabbriche, palestre e alberghi. Ma anche per parchi e scuole. Luoghi nei quali la raccolta dei dati sbatte in modo evidente contro la privacy di chi si trova a passare per caso e di una categoria particolarmente tutelata: i minori. E anche se questi sistemi non sono illegali a priori, per la loro invasività, potrebbero esporre le aziende che li acquistano a pericoli legati al trattamento dei dati. Spetta alle aziende che adottano i termoscanner, infatti, assicurare gli utenti sul rispetto della privacy.

La temperatura corporea, le tracce biometriche e tutti gli altri dati che riguardano la salute delle persone sono considerate informazioni sensibili. Antonello Soro, il Garante della privacy, già il 2 marzo si era affrettato a comunicare di «non effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste».

Bisogna prestare attenzione, quindi, alla raccolta e alla gestione di informazioni eccedenti e al perseguimento di finalità non contemplate nei protocolli. Ma questa è materia delicata anche da comunicare all’esterno.

Come bisogna informare in modo corretto chi entra in un locale aperto al pubblico che è necessario prendergli la temperatura, segnare il nome e cognome ed eventualmente il numero di cellulare? Si tratta di dati che se finissero nelle mani di terzi potrebbero diventare altamente pericolosi e lesivi della privacy.

Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra.

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