La comunicazione politica nella reputation economy

Dai tweet ai meme, come cambia il politichese, gli snodi della comunicazione politica

Se ormai è chiaro a tutti che la comunicazione politica non è più sinonimo di mera propaganda, occorre comprendere quali siano gli snodi da cui questa è passata per essere ridisegnata.

Leader politici, media e pubblici connessi. Qual è il rapporto che li lega oggi nell’ecosistema digitale?

I primi hanno trovato nei social media una nuova modalità di fare comunicazione politica, che passa dal rapporto quasi diretto con il pubblico al politainment, attraverso una rinnovata spinta alla personalizzazione.

Sia che si tratti di candidati, sia che si tratti di esponenti dell’opposizione, presidenti o primi ministri, i leader politici tutti (o quasi) indipendentemente dal proprio orientamento, hanno scoperto nel tempo la necessità di twittare, di postare su Facebook, su Instagram e persino di utilizzare TikTok.

Selfie, dirette, gamification, intimizzazione dei contenuti hanno contribuito a ridurre, in un contesto già disintermediato come quello attuale, con un like, una condivisione e un commento, la distanza tra leader politici e i pubblici, costantemente connessi.

L’altro snodo della comunicazione politica che, a ben vedere, non sono solo ricettori passivi dei messaggi prodotti (strategicamente) dagli staff dei leader di partito, ma sono a loro volta produttori di contenuti.

Una nuova comunicazione politica

La politica non è sempre l’argomento più coinvolgente sui social, ma con la sua popolarizzazione, si parla spesso di “politica pop online”, in quanto alla portata di tutti e alimentata dalla creatività popolare (Mazzoleni, Bracciale 2019) si è assistito a nuove modalità di fare comunicazione non necessariamente prodotta dai professionisti. Probabilmente l’espressione più emblematica della popolarizzazione della comunicazione politica è stata ed è il meme, sempre secondo Mazzoleni e Bracciale, in grado di generare nuove dinamiche e di adattarsi perfettamente alle sfide comunicative di oggi. I contenuti politici non sempre sono interessanti per gli utenti sfiduciati dalla classe dirigente, i meme diventano uno strumento di semplificazione attraverso cui commentare e analizzare la politica di oggi. Anche se quella di cui si parla oggi è “neo-comunicazione politica”, la logica che vi è alla sua base è la medesima, quella dell’ibridazione. L’ibridazione è quella, per intendersi che fa sì che la politica non sia più quel tema che si discute solo nei talk show politici, è quella che ha creato una ricombinazione dei media tradizionali con il web grazie alla pervasività del digitale. Ci sono programmi che ricercano, per commentarli, i materiali prodotti e in circolazione sui social, meme, tweet, vignette e post; le serie tv, i film, i podcast sono diventati nuovi media della comunicazione politica, trattandone la dimensione digitale della politica.

comunicazione politica e reputazione meme donald trump

Fonte nytimes.com

 

Reputation economy: popolarità dei leader nell’ecosistema digitale

Esiste un filo conduttore tra la digital politics e la reputation economy? Dopo aver brevemente descritto il modo in cui è cambiata la comunicazione politica è necessario soffermarsi anche sull’economia della reputazione, un altro risvolto dell’ecosistema digitale. Chi ha letto il libro di Fertik e Thompson del 2015, sa che l’era in cui viviamo può essere definita anche come reputation economy. Nel libro viene ampiamente descritto un mondo in cui la reputazione si traduce in una ottimizzazione il capitale delle proprie impronte digitali.

Un esempio senza allontanarsi dai confini nazionali. Il primo ministro italiano Giuseppe Conte ha visto la sua reputazione sul web costantemente in crescita e rafforzata, secondo un’analisi del sentiment online condotta da Reputation science, che ha raccolto citazioni della stampa, degli utenti, interazioni e commenti. È stata segnalata un’impennata della reputazione di Conte a partire dallo scorso 8 marzo in concomitanza con l’annuncio del decreto “Io resto a casa”, da quando il Presidente del Consiglio è stato posto al centro del dibattito online, diventando poi anche protagonista (eroico) di meme che hanno spopolato. “Io resto a casa” non solo è diventato un hashtag popolare utilizzato da moltissimi italiani, ma rappresenta in qualche modo espressione di fiducia al primo ministro nella gestione dell’emergenza.

Fonte openonline.com

Reputation economy è anche questo, non solo sondaggi che consentono di conoscere l’indice di gradimento di un leader o di un partito, ma monitoraggio continuo delle conversazioni, del sentiment e di quello che accade sul web, in quanto tutto questo ha un valore misurabile nell’economia della reputazione, in grado di guidare non solo la percezione dell’immagine di un politico, ma anche di determinarne scelte future. Non si può sapere con certezza se la reputazione di un leader si tradurrà effettivamente in comportamenti di voto, sappiamo però che i leader, i candidati, gli esponenti dell’opposizione monitorano la percezione della loro immagine e della loro reputazione. Questo spesso guida le scelte dei loro consulenti e dei loro strateghi relativamente ai toni e ai contenuti comunicativi e non solo.

Se è vero che la reputazione è una questione di fiducia, è ancora più vero che per i leader è fondamentale coinvolgere la propria base elettorale. E ciò avviene a livello di engagement online e non solo, sempre con un presupposto: l’attivazione di un meccanismo fiduciario.

 


Per saperne di più:

La politica pop online, i meme e le nuove sfide della comunicazione politica (Mazzoleni, Bracciale 2019)

Link:

https://www.nytimes.com/2016/10/30/style/know-your-meme-pepe-the-frog-nasty-woman-presidential-election.html

https://www.open.online/2020/04/27/coronavirus-web-reputation-giuseppe-conte-ministri-governo-analisi/

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