La reputazione dell’America messa in discussione dal Presidente Trump. Ecco perché il virtuale è reale

Prima che arrivasse il ban dei social la presenza sulle piattaforme del 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America era stata caratterizzata da una tendenza alla diffusione di fake news e di teorie del complotto. E’ la tazza di mate dei populisti, certo, ma nessuno poteva prevedere ciò che è accaduto a Capitol Hill e che in tanti, a partire da chi ha preso parte all’assalto, imputasse proprio a Trump la responsabilità principale, avendo incendiato il clima con un discorso, tenuto poche ore prima, rivolto ai suoi sostenitori: “Non concederemo la vittoria, non ci arrenderemo mai” .

Bannare Trump è ovviamente un fatto epocale per i social media, ma riflette un più ampio cambiamento di politica da parte delle società che hanno creato e gestiscono queste reti ormai essenziali. Le aziende proprietarie delle piattaforme social stanno ormai prendendo decisioni molto forti relative alla moderazione dei contenuti, basate sempre più non solo sul fatto che un utente o un post abbia violato le loro regole, ma quale effetto potrebbero avere sulle persone fuori dalla rete.

Un cambio di passo che si era già registrato nei primi mesi della pandemia  quando le aziende si sono impegnate per ridurre la disinformazione relativa al COVID-19, ma che ha raggiunto il suo culmine con l’espulsione di Trump. Nell’ultimo anno, e visto in modo come si è verificala la violenta conquista del Campidoglio, il contesto politico americano, ma anche quello internazionale, è cambiato, sia sui social media che nel mondo fuori dalle bolle. La pandemia ha inevitabilmente accelerato questa transizione ma Trump sembrava non capirlo. O forse il presidente uscente pensava di poter continuare a operare allo stesso modo: oltrepassare un nuovo limite e farla franca. È fondamentale sottolineare un aspetto molto importante per ricostruire il ban presidenziale:la decisione di Twitter non è stata certo dettata da scelte politiche ma da i continui comportamenti scorretti adottati da Trump che  aveva infranto ripetutamente le regole della piattaforma con le sue denunce infondate di frode elettorale.

Le comunicazione compulsiva, il linguaggio usato, la mancanza di aderenza alla realtà e la volontà di costruire una realtà parallela utile per non ammettere la sconfitta elettorale, hanno portato Trump ad esacerbare continuamente i toni tanto da aizzare gli animi dei suoi sostenitori più incalliti che si sono resi protagonisti di una delle pagine più brutte e mortificanti della democrazia a stelle e strisce. E’ chiaro che le immagini dell’assalto a Capitol Hill hanno messo in grossa crisi la reputazione internazionale degli USA, della quale inevitabilmente ne beneficeranno le altra potenze internazionali quali Cina e Russia.  E non è un caso se anche i più fedeli Repubblicani, come l’ex Governatore della California, l’attore Arnold Schwarzenegger, si siano schierati da subito contro il Tycoon, con l’intento di ristabilire un clima di concordia nazionale e difendere, più di ogni alta cosa, l’onore della democrazia americana. «Resterà nella storia come il peggiore presidente. Ha cercato il colpo di Stato ingannando le persone con le bugie. La cosa buona è che sarà presto irrilevante come i suoi vecchi tweet», ha detto Schwarzenegger in un video diventato subito molto virale, ma adesso la sfida che dovrà affrontare l’amministrazione Biden si fa ancora più complessa e no, non basterà solo saper usare bene i social. Perché il virtuale è reale  e le Fake News non esistono (ma di questo tema ce ne occuperemo in un prossimo approfondimento).

 

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